Palestrina per Preneste

Palestrina : città nella storia, nella cultura, nelle tradizioni e nel folclore

Ogni città ha un suo percorso evolutivo che ne caratterizza i cambiamenti sia  nella cultura che nei costumi del popolo che vi risiede . Il cambiamento , a sua volta , non è mai repentino ne di immediata percezione. Nella nemesi storica si evince come  vige sempre una stretta correlazione fra questi cambiamenti evolutivi e gli accadimenti epocali straordinari  che coinvolgono in maniera sensibile sia la struttura cittdina  che la  popolazione.

Questo sito vuole essere una testimonianza dell’evoluzione che ha interesseto la città di Palestrina, antica Preneste, nelle sue tradizioni, nell’espressione linguistico letteraria, nel costume di vita della sua gente, nella metamorfosi dei modi comportamentali, del linguaggio, del folclore locale e della cucina tradizionale. Come  si è evoluto il viver della gente comune nel transitare da un modello di vita basato principalmente sull’economia rurale e/o artigianale, di arcaica concezione supportata da un ridottissimo apporto di investimenti economici e di conoscenza, ai tempi moderni che vedono il trionfo delle innovazioni tecnologiche, degli scambi culturali, della scolarizzazione di massa e dei beni di consumo.

Palestrina per Preneste è un percorso fatto dalla memoria dei cittadini, ormai ultracinquantenni, che hanno vissuto direttamente l’ultima, solo in ordine di tempo,  evoluzione generazionale sia di costume che di stile di vita che di conoscenza, determinatisi nella comunità  prenestina  in seguito ad accadimenti epocali quali: l’esperienze legate alla  drammatica avventura  della 2° guerra mondiale e della ricostruzione del paese, l’avvento della Repubblica, la scolarizzazione di massa, l’avvento dell’industrializzazione con conseguente trasformazione dello stato economico sociale della popolazione.  Coloro che hanno vissuto direttamente questi accadimenti e che oggi sono presenti sono la memoria storica da non disperdere nell’oblio. Tutte le testimonianze  dirette ed indirette, che saranno raccolte, che in  qualche modo  concorrono nel trasmettere l’immagine della Palestrina della loro infanzia o della loro gioventù saranno raccolte in questo sito a futura memoria delle giovani generazioni.

Ogni persona, gni cittadino di Palestrina si porta dietro un retroterra di esperienze e di conoscenze che potrebbero essere condivisi con gli altri. Tutto ciò che costituisce testimonianza del vissuto quotidiano e che rischia di andar perduto, lo si potrebbe  lasciare in queste pagine, che saranno parte della memoria collettiva . Tutto ciò che è cultura tradizionale, folclore locale, abitudini tramandate, tradizioni culinarie, poesie dialettali, spaccati del vissuto caratteristico locale: non và gettato nel dimenticatoio ma deve entrare a far parte del passato di ogn’uno di noi perchè l’uomo che non ha passato  non ha futuro.

Se vuoi condividere la tua esperienze e i tuo ricordi di Palestrina, l’antica Preneste, scrivi a Preneste per Palestrina   per la loro pubblicazione in rete.

Preneste nella storia

Palestrina, l’antica “Preneste”, città le cui origini sono presumibilmente antecedenti alla fondazione di Roma. L’insediamento umano sul monte risale almeno a 5000 anni fà, come testano le mura pelasgiche, dagli enormi massi squadrati e composti l’uno sull’altro senza malta  o legamenti. Tracce di vita che risalgono al paleolitico superiore attestano che gli aborigeni erano sulle montagne ove fù edificata ” l’alta Preneste”  (Virgilio) o in “montibus” come dice Servio. Notizie storiche dicono che già nel XV secolo a.Cristo Preneste è occupata dai Siculi  e già possedeva un venerato Tempio consacrato alla Dea della Fecondità ( da “Claudio Eliano Prenestino una vita tra le nuvole” di Agapito Rossi).

Già nel VII secolo a.Cristo l’antica “Preneste” presentava, per il tempo,  elevate caratteristiche  della vita  dei suoi cittadini. Il ritrovamento presso Palestrina de “la Fibula Prenestina”, una spilla in oro della metà del VII secolo a.Cristo che, oltre che essere meravigliosamente eccellente nelle sue fattezze realizzative,  reca su di essa  un’iscrizione in latino arcaico, considerata il più antico documento scritto in lingua latina. L’incisione riportata sulla spilla  dice ” MANIOS MED FHE FHAKED NUMASIOI” altrimenti in latino classico ” MANIUS ME FECIT NUMERIO” ( Manio mi fece per Numerio).

Restava sempre custode di  una religiosità che andava via via imponendosi, adattando gli antichi culti alle credenze dei misteriosi Etruschi e dei colti Greci, così che il complesso sacro che custodiva divenne per i Latini ciò che Delfo era per i Greci.

In Preneste si adorava ” Sorsuna” ( da cui poi Fortuna nella cruda pronuncia dei Prenestini), cioè la “Sors”, la “Tukè”, il Caso Primigenio; in una parola la ” Causa causauram” che Cicerone invoca in morte.   Tale presenza, nota nel mondo conosciuto, dando vita ad un continuo flusso di pellegrini di diversa etnia  ha determinato la nemesi storica della città dandogli un forte connotato  cosmopolita.

Una città così ricca ed indifesa, con l’oscurarsi dei tempi attirò al saccheggio i barbari ed i Saraceni. Tali scorrerire costrinsero i cittadini a trasmigrare nella parte alta della città, fra le oramai rovine del Tempio sulle, quali iniziarono l’edificazione del nucleo cittadino esistente.

La città riprende vigore, slancio ed interesse quando diventa feudo dei Colonna. E’ Francesco Colonna, figura di principe rinascimentale, che fà costruire l’emiciclo superiore del vecchio tempio( già palazzo Colonna, Barberini e oggi sede del Museo nazionale di Palestrina).

Le vestigia storiche sono state vieppiù abbellite in virtù dei natali che la città di Palestrina ha dato a Giovanni Pierluigi da Palestrina , insigne musicista del 16° secolo, fra i più grandi interpreti di musica sacra del Rinascimento, tanto da essere insignito del titolo di ” Principe della Musica .   SEGUE…

La Poesia Dialettale e la Cultura

LA  POESIA  DIALETTALE

La poesia dialettale è da sempre riconosciuta come interprete e divulgatrice delle tradizioni e della culturale popolare. Il linguaggio  dialettale  riportato nella metrica  poetica riveste un modello di espressione culturale della gente comune che  descrive in maniera semplice ma estremamente  precisa gli aspetti caratterizzanti del viver quotidiano, del lavoro, delle abitudini culturali, dei rapporti sociali fra le persone, dei comportamenti famigliari e parentali, delle abitudini alimentari: di ogni espressione, insomma,  di vita vissuta, quindi nella gioia e nel dolore , della fede e della disperazione. Tutto quanto sia databile anteriormente al  bum economico che ebbe l’Italia negli anni ’60 e che , insieme sicuramente alla istruzione obbligatoria , portarono ad un cambiamento radicale e culturale generale , omogeneizzando il modo di vivere su tutto il territorio nazionale superando quel retroterra culturale legato alla lingua ed alla tradizione locale.                                                                                                                                    A distanza ormai di 50 anni e più si sta perdendo anche la memoria delle tradizioni ataviche , della cucina povera, del linguaggio  e della cultura popolari dei progenitori o di tutti coloro che stanno oramai nel tempo dei ricordi.         Questa pagina è dedicata alla poesia dialettale  che ha percorso il recente passato e/o  che percorre il presente dei prenestini.   Victor Hugo aserisce che ” far galleggiare e sostenere, al di sopra dell’oblio dell’abisso anche un solo frammento della lingua che l’uomo ha parlato e che si perderebbe, significa estendere i dati dell’osservazione sociale, servire alla civiltà stessa ” . Questa raccolta inizia con la prima poesia che tutti  imparavano  ancor prima di saper  leggere e scrivere:

LA SORA CHECCA       (di anonimo)

La sora Checca teneva no vallo 

Teneva le zampe de puorco ‘ngrassato

Come coreva pe’ ‘cchelle salite   

Povero vallo me l’hanno fatto morì  

Chicchiricchi  cuccuruccu prima faceva l’ovo mo nu ‘llo fa più

Chicchiricchi  cuccuruccu prima faceva l’ovo mo nu ‘llo fa più

Chilli bardassacci dello siminario

Se l’hanno fatto fritto ‘npadella

Commare mea chesta è più bella

‘Nu me l’hanno fatto nemmeno ‘ssaia

Chicchiricchi  cuccuruccu prima faceva l’ovo mo nu ‘llo fa più

Chicchiricchi  cuccuruccu prima faceva l’ovo mo nu ‘llo fa più

( La signora francesco aveva un gallo  aveva le zampe come due zamponi di maiale       e come correva anche per le stradine in salita        con tutto ciò il mio povero gallo  lo hanno fatto morire .     

Chicchiricchi cuccuruccu prima faceva l’uovo e adesso non lo fà più .       

Quei ragazzi che frequentavano l’oratorio del  seminario vescovile se lo son cucinato fritto in  padella cara comare mia  la cosa più dolorosa e  triste è che per somma  ingratitudine  non l’ho nemmeno assaggiato! )

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